…quando cittadini di Bamberga costruirono un altro imperituro ricordo sul suolo italiano. Era il 1898. Lo stesso anno in cui i coniugi Curie scoprono “il radio” e Guglielmo Marconi brevetta “la radio”, l’anno in cui viene fondata la Federazione Italiana Giuoco Calcio ma anche quello in cui il Gen. Bava Beccaris usa i cannoni contro la folla che protesta a Milano. L’Imperatore dell’Impero Austro-Ungarico era Francesco Giuseppe I° (1867-1916) ed era in vigore la Triplice Alleanza fra Germania, Austria-Ungheria e Italia (20 maggio 1882), che era innanzitutto un trattato difensivo contro un eventuale attacco della Francia all’Italia o alla Germania e non faceva quindi cenno ai problemi esistenti tra l’Impero Asburgico e il Regno Italiano. Sulle montagne, da pochi decenni diventate “italiane”, si avventuravano gli alpinisti e appassionati di montagna del C.A.I., fondato nel 1863 ispirandosi ad analoghe associazioni esistenti in altri paesi europei come Austria, Svizzera e Inghilterra con l’Alpine Club di Londra. Sulle bellissime Dolomiti, allora Südtirol, era attivo il DOAV (Deutscher und Österreichischer Alpenverein) che era l’organizzazione alpinistica costituita nel 1873 (e scioltasi nel 1938 dopo l’Anschluss) in seguito alla fusione tra Deutscher Alpenverein (Club Alpino tedesco), dell’Österreichischer Alpenverein (Club Alpino austriaco) e dell’Associazione Alpinisti boemi tedeschi. E fu la sua sezione di Bamberga ad erigere, in muratura e con un’ampia veranda, al centro del gruppo Sella in un ampio e arido pianoro dall’aspetto lunare, uno dei primi rifugi sorti nelle dolomiti: la Capanna di Bamberga al Boè. Fu devastato nel corso della Prima Guerra mondiale ma nel 1921 passò, insieme ad altri 13 rifugi, alla SAT (Società Alpinisti Tridentini), che nel 1924 lo rese nuovamente agibile col nome di Rifugio Boè. Negli anni successivi il rifugio fu ampliato in più occasioni con l’aggiunta di vari corpi, in muratura e in legno. Vi transita il gettonatissimo “sentiero 627” (da non confondere con il 627 bergamasco della Val Cavallina)  che parte dalla funivia del Passo Pordoi. Bellissimi paesaggi quindi legati a quel nome… ma anche i canederli della nonna, la polenta e il formaggio fuso del “nostro” rifugio!!

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