Nel corso della Storia le guerre hanno contribuito fortemente allo spostamento di un gran numero di uomini tra vari territori, alla “conoscenza” tra le varie popolazioni con scambi di usanze ed esperienze e anche all'”incrocio” tra le genti.
Nel Risorgimento italiano, per esempio… ma cominciamo da “in alto a sinistra”…

Dall’aprile 1713 al 1734, la città di Novara fece parte dell’Impero Asburgico. Dal 1734, tranne il periodo di occupazione delle truppe napoleoniche durante il quale fu capitale del Dipartimento dell’Agogna, passò a Casa Savoia.
L’8 aprile 1821, Novara fu luogo di una battaglia in cui le truppe regolari sarde e austriache sconfissero i liberali costituzionali piemontesi.
L’esercito del Regno di Sardegna poteva contare in quegli anni sui 4/5 dei suoi effettivi, e cioè 65.000 uomini. Il Corpo dei bersaglieri fu istituito il 18 giugno 1836 dal re Carlo Alberto su proposta dell’allora capitano Alessandro La Marmora.
regno-sabaudo-1848-dRegno Sabaudo – 1846

Nella mappa, con un punto rosso, viene indicata, oltre Novara, anche Invorio (che contava 3.125 abitanti tra le colline della sua provincia), perché in quella cittadina il 26 febbraio 1838, Agabio Bamberga, nato a Novara il 19 Marzo 1818, si sposa con De Carlini Maddalena fu Gian Battista e lì metterà su famiglia.
Il 25 aprile 1839 (compiuti 21 anni) gli viene rilasciato ..??…(documento illegibile).
Poi di lui non si hanno notizie, era forse militare, fino al settembre 1845 (suoi 27 anni) quando comincia a generare un figlio ogni 2 anni fino al 23 maggio 1858 (a 40 anni). In totale saranno 7 figli (3 maschi: Battista Giovanni Francesco, di cui si parlerà più avanti, Giovanni Battista e Paolo Pietro, morto abbastanza giovane).
Agabio vivrà a Invorio e vi morirà nel 1876 dopo aver visto nascere i primi 5 nipoti dal primogenito Battista Giovanni.
Il 2 giugno 1846 nasce, come detto, a Invorio Battista Giovanni Francesco Bamberga, primogenito, il quale avrà più tardi (quando lui avrà già 7 anni) un fratello di nome Giovanni Battista Bamberga.
Di lui si può pensare che, dato che poi chiamerà un figlio “Battista” venga chiamato solo “Giovanni” e il fratello minore solo “Battista”, invertendo di fatto i primi nomi di battesimo, e anche che, coscritto, a 17 anni, venga ipoteticamente chiamato sotto le armi nel 1863 per le urgenze militari e assegnato ai bersaglieri del IV Corpo d’Armata che, sotto il comando del Gen. Cialdini, si trovava al momento in meridione per l’emergenza “brigantaggio” ma che verrà poco dopo trasferito in Veneto nel 1864 per l’inizio della III guerra di indipendenza.

Dal 23 marzo 1848 (Il giorno dopo la conclusione delle cinque giornate di Milano) al 22 agosto 1849 fu combattuta la prima guerra d’indipendenza italiana dal Regno di Sardegna contro l’Impero austriaco.
Nella fase iniziale del conflitto furono colti alcuni successi, come nelle battaglie di Monzambano, Valeggio e Pastrengo, ma Carlo Alberto non li seppe sfruttare e la guerra volse sfavorevolmente. Il 9 agosto 1848 l’esercito sardo fu battuto a Custoza.
Il 23 marzo 1849, nell’ancora più tremenda Battaglia di Novara (Agabio Bamberga aveva 31 anni e viveva a Invorio) l’esercito piemontese fu sconfitto dagli austriaci del maresciallo Radetzky; questo fatto portò alla occupazione della città da parte degli austriaci e Carlo Alberto fu costretto ad abdicare.
Nel 1852 Vittorio Emanuele II diede l’incarico di formare un nuovo esecutivo a Camillo Benso di Cavour e già nel 1853 il rinnovato esercito piemontese partecipò alla guerra di Crimea (4 ottobre 1853 – 1 febbraio 1856) fra l’Impero russo e Impero ottomano, Francia, Regno Unito e Regno di Sardegna.
A quella spedizione partecipò anche Enrico Cialdini già col grado di generale.

Il 22 novembre 1853 nasce a Invorio Giovanni Battista Bamberga (5° figlio di 7– 2° maschio), che con 11 figli (8 maschi di cui 2 morti presto) darà il via al ramo più numeroso di Invorio e dintorni, fratello del Battista Giovanni primogenito.

Il 23 ottobre 1859, fu istituita la provincia di Novara che arrivava a comprendere anche le attuali province di Vercelli, di Biella e del Verbano-Cusio-Ossola.
regno-sabaudo-1860-1Allo scoppio della seconda guerra d’indipendenza (27 aprile 185912 luglio 1859) Alfonso La Marmora non riuscì a mettere insieme i 100.000 italiani in armi previsti dal trattato di alleanza sardo-francese . Il 30 maggio, 4 divisioni sabaude passarono la Sesia a Vercelli scontrandosi con gli Austriaci e la battaglia condotta dal generale Cialdini fu la prima di una serie di vittorie che portarono alla sconfitta dell’Austria, costretta a cedere alla Francia la Lombardia, girata poi al Regno di Sardegna.
La guerra pose fine alle ingerenze austriache in Italia e, in Toscana, Parma, Modena e Romagna pontificia, le autorità lasciarono il potere a governi provvisori filo-piemontesi.
Il 5 marzo 1860 quei territori votarono un plebiscito per unirsi al Regno di Sardegna.

Nella notte fra il 5 e 6 maggio 1860, sotto il comando di Nino Bixio, un gruppo di garibaldini si impadronì di due navi ed ebbe così inizio la spedizione dei Mille.
Il 14 maggio a Salemi Giuseppe Garibaldi dichiarò di assumere la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II. Il 6 settembre re Francesco II abbandonò Napoli, e il 7 settembre, Garibaldi entrò in città accolto da liberatore.

regno-sabaudo-1860-2-bVittorio Emanuele II decise allora di intervenire con il proprio esercito per annettere Marche e Umbria, che erano state occupate dagli Austriaci nel 1849, invocati dal papa Pio IX per reprimervi i moti rivoluzionari.
L’occasione furono i rinnovati moti del 1860 in Ancona. Il governo di Torino protestò contro la dura repressione e chiese lo scioglimento delle truppe mercenarie pontificie, ottenendo come risposta un diniego.
A seguito di ciò l’11 settembre l’esercito piemontese al comando di Enrico Cialdini attraversò il confine penetrando nelle Marche e in Umbria, con il piano di unire così il nord e il sud d’Italia e lasciare al papa il solo Lazio, come estremo baluardo del dominio temporale.
Con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), l’assedio e, dopo un’accanita resistenza austriaca e pontificia, la caduta di Ancona il 28 settembre 1860 ad opera del Cialdini, promosso Generale d’armata il 6 ottobre 1860, le Marche uscirono definitivamente dallo Stato Pontificio e, con il plebiscito del 5 novembre 1860, entrarono a far parte del Regno di Sardegna con R.D. del 17 dicembre 1860.
regno-italia-1861-3-bIntanto, i borbonici, assediati da garibaldini, che nel frattempo avevano raccolto altri volontari, a nord del Volturno intorno Gaeta, avevano deciso di fare ricorso a formazioni irregolari a supporto delle truppe regolari ancora attive tra il Sannio e l’Abruzzo, per coprire il fianco rispetto all’avanzata verso sud del generale Cialdini alla guida del IV Corpo d’Armata.
Il massimo della reazione filo-borbonica si verificò il 30 settembre 1860 nella città di Isernia (in provincia della quale si trova anche la cittadina di Montenero Val Cocchiara).
Il 13 febbraio 1861 si concluse l’assedio di Gaeta portato avanti dal generale Cialdini, cui venne conferito il titolo di Duca di Gaeta, e, il 17 marzo 1861, dopo la capitolazione della fortezza di Messina del 12 marzo, venne proclamato il Regno d’Italia, pur senza Veneto, Friuli e Lazio.
L’esercito del Regno di Sardegna, incorporato l’Esercito delle Due Sicilie e quello garibaldino, il 4 maggio 1861 assunse il nome di Regio Esercito (e dal 1184 anche Italiano) .
Nel 1861 le operazioni di leva non diedero un buon risultato; furono emanate secondo i dispositivi della legge del Regno di Sardegna promulgata nel 1854 che prevedeva 5 anni di ferma e la possibilità da parte di alcuni coscritti di essere esentati dal servizio facendosi sostituire da altri pagando cifre consistenti.
Fondamentale intanto era diventata la “Questione romana” poiché si riteneva fosse dalla capitale pontificia che il brigantaggio anti-unitario traeva maggiore forza e alimento.
Dopo i primi gravi insuccessi il luogotenente Gustavo Ponza richiese con sempre maggior insistenza l’invio di ulteriori truppe a rinforzo.
mappa-brigantaggio-1863-cIl governo Ricasoli istituì allora, 4 aprile 1861, con sede a Napoli il 6º Gran Comando Militare con a capo il generale Cialdini che, il 15 luglio, fu nominato Luogotenente di Re Vittorio Emanuele II.
Dopo l’eccidio di Auletta (Salerno) avvenuto il 30 luglio 1861 per la repressione di una rivolta filoborbonica, Cialdini, nell’agosto, ebbe poteri eccezionali per affrontare l’emergenza. Comandò una dura repressione col ricorso ad arresti in massa, esecuzioni sommarie, distruzione di masserie e dei centri abitati di Pontelandolfo e Casalduni (Benevento) il 14 agosto, eseguiti dai bersaglieri, per rappresaglia dopo il massacro di 45 militari, trucidati dopo essersi arresi, perpetrato da briganti con l’appoggio della popolazione.
Le forze a sua disposizione consistevano in circa 22.000 uomini, presto passati a 50.000 nel dicembre 1861.
Nel luglio 1862 i due fratelli La Gala, importanti capi briganti, braccati, si rifugiarono nello stato pontificio. Il caso mise alla luce le problematiche legate all’appoggio del brigantaggio e la difficile posizione francese a Roma, le cui truppe presidiavano per la difesa del Papa e la cui presenza indirettamente favoriva una politica ostile all’alleato Regno d’Italia.
Ma quando Garibaldi sbarcò in Sicilia nel luglio 1862 e poi in Calabria per risalire la penisola fino a Roma, il re inviò il generale Enrico Cialdini con l’ordine di catturarlo.
Il 29 agosto 1862 i garibaldini (3.000) si scontrarono con le truppe regolari (3.500 bersaglieri) sull’Aspromonte e Garibaldi, ferito a una gamba, fu arrestato.
Solo a partire dal 1863, dopo essere stata incrementata, la chiamata alle armi cominciò ad essere sufficiente per coprire il fabbisogno del regio esercito.
Ai 20 reggimenti di fanteria sardi esistenti se ne aggiunsero 46, ai 9 di cavalleria altri 10, e ai 10 battaglioni di bersaglieri altri 26.
Le truppe dedicate alla repressione vennero aumentate sino a un massimo nell’ottobre 1863 di 116.799 soldati (circa i due quinti delle forze armate italiane del tempo) e Cialdini poté riassumere l’iniziativa, giungendo alfine ad eliminare le grandi bande a cavallo ed i loro comandanti estinguendo così il “focolaio lucano”.
Pertanto il 1863 fu l’anno decisivo per la lotta al “brigantaggio”: il 5 gennaio 1863 venne ucciso in combattimento Pasquale Romano, attivo nella zona di Bari; la sua morte in battaglia rappresentò la fine della guerriglia in Puglia; nella zona di Foggia Michele Caruso fu fucilato il 23 dicembre dello stesso anno. Nel corso dell’anno furono sgominate le bande di Crocco in Basilicata; seguì la resa del suo luogotenente Giuseppe Caruso il 14 settembre 1863; Carmine Crocco, rimasto con pochi uomini e incalzato senza tregua dalle truppe italiane, cercò riparo sconfinando nello Stato Pontificio.

montenero-1800A metà ottobre 1863, a Montenero Val Cocchiara (cittadina in provincia di Isernia con 1782 abitanti, in Molise al confine con Abruzzo, Campania e Lazio, zona di piccole bande ma di transito di fuga verso lo stato pontificio, indicata con punto rosso nella mappa sopra),  una sua abitante, Giuseppina Gigliotti (17 agosto 1848 / 17 marzo 1902) di 15 anni, si ritrova incinta di Giovanni Bamberga (mentre il Battista Giovanni, coscritto da giugno, ha 17 anni).

Il 13 marzo 1864, Cialdini fu nominato senatore e la “Questione romana” fu subito accantonata perché Napoleone III, desideroso di avvicinarsi all’Italia durante la crisi tra Prussia e Austria, propose lo sgombero delle proprie truppe da Roma a condizione che la capitale del Regno fosse spostata da Torino in un’altra città e gli italiani rinunciassero definitivamente a Roma. La convenzione fu firmata: Napoleone III sgombrò Roma dalle truppe e la capitale del Regno fu trasferita a Firenze.
Ristabilita la fiducia nei rapporti con la Francia, si affrontò all’istante la questione del Veneto, preparando la terza guerra d’indipendenza (20 giugno / 12 agosto 1866).
Per questo motivo, nel 1864 iniziò presto il ridimensionamento delle truppe destinate alla repressione ridotte fino a un minimo di 92.984 nel settembre 1864 (8 reggimenti granatieri, 8 di cavalleria, 34 reggimenti di fanteria con un solo battaglione e 13 battaglioni bersaglieri) mentre gli altri 23.815 regolari della IV Armata furono trasferiti al nord per formare l’Armata del Po al comando del Generale Cialdini.

Il 13 luglio 1864 a Montenero Val Cocchiara (Isernia), mentre è in corso questa riduzione di militari, da Giuseppina Gigliotti e ignoto, secondo il certificato di nascita, nasce Giovanni Bamberga (perché questo e non il cognome della madre??) mentre il Battista Giovanni Bamberga di Invorio ha 18 anni e, a Invorio, suo fratello, Giovanni Battista, ha 11 anni.

Allo scoppio della terza guerra d’indipendenza italiana l’Esercito Italiano era costituito da 3 corpi d’armata di 4 divisioni lungo il fiume Mincio (Gen. La Marmora), un grosso corpo d’armata di 8 divisioni in Romagna lungo il fiume Po (Gen. Cialdini), 38.000 uomini del Corpo Volontari in Lombardia (Garibaldi).
Una forza complessiva in campo di circa 220.000 uomini, 37 mila cavalli, 456 cannoni.
Il 23 giugno 1866 la Prussia aprì le ostilità contro l’Italia e l’armata del Mincio di La Marmora passò il fiume a Valeggio e Goito; dopo la sconfitta di Custoza, il grosso dell’esercito venne affidato a Cialdini, che guidò l’avanzata italiana da Ferrara fino a Palmanova. L’ultimo scontro avvenne il 26 luglio a Ponte di Versa, dopo il quale gli italiani entrarono vittoriosamente in provincia di Gorizia.
L’11 agosto 1866 fu stipulata la pace; gli austriaci cedettero il Veneto a Napoleone III il 24 agosto; la cessione del Veneto dalla Francia all’Italia avvenne il 19 ottobre.
Nel 1867, Francesco II, re delle Due Sicilie sciolse il governo borbonico in esilio; nel 1869 furono catturati i guerriglieri delle ultime bande con cavalleria e nel gennaio 1870, il governo italiano soppresse le zone militari nelle province meridionali, sancendo così anche la fine ufficiale dell’emergenza militare in meridione.

Il 5 marzo 1870, Battista Giovanni Bamberga (forse congedato nel 1868) rientrato a Invorio (per quei tempi, lontanissimo da Montenero Val Cocchiara) a 23 anni (mentre il piccolo Giovanni di Montenero ha 6 anni) sposa Fiorina Catterina.
Dal 1870 al 1882 (36 anni) avrà 9 figli (5 maschi -3 morti presto – e 4 femmine). I rimanenti due saranno:
Cesare, nato il 14 marzo 1877, darà il via al ramo di Bergamo.
Battista Vincenzo, nato il 5 settembre 1880, darà il via al ramo di Novara.
Battista Giovanni Bamberga morirà a Invorio il 21 marzo1914.

Il 20 settembre 1870, sotto il comando del generale Raffaele Cadorna, i bersaglieri del IV Corpo d’armata, dopo la sconfitta di Napoleone III per opera dei prussiani, invasero il Lazio, aprirono un varco nelle mura di Roma, entrarono attraverso la breccia di Porta Pia, e occuparono la città che divenne la capitale del Regno d’Italia.

Nel febbraio 1884 Giovanni Bamberga a Montenero Val Cocchiara (19 anni) sposa Severina Pietrocelli e avrà 5 figli (3 maschi che daranno il via ai rami di Roma e USA) :
Nicola 8/gennaio/1885 – si trasferirà in Usa (Cleveland- Ohio – 60 km da Eire) nel ? (papà di Severina, Mary, Joseph),
Alfonso 14/marzo/1887 – si trasferirà in Usa a Erie, Pennsylvania, nel 1905 e poi nel 1912 (secondo Passenger Search) poi ancora nel 1944 (papà di Nicola 1922, Felicita 1925, Edgardo 1927 (nato a Roma con la mamma tornata incinta),
Vittorio 9/giugno/1892 – si trasferirà USA (N.Y. poi Erie) nel ? (papà di John Antony 1916, Carmela 1921 (nonna di Kristen) e Garneta 1931)
Giovanni morirà a Montenero di Valcocchiara il 27 gennaio 1893 a 29 anni.
La moglie Severina Pietrocelli si risposerà con Luigi Mannarelli e avrà altri 4 figli.

Nell’estate del 1998, dopo un contatto telematico avvenuto l’anno precedente con la figlia di Carmela (nata nel 1921 a Montenero Valcocchiara ?), Garneta Bamberga, sorella di Carmela, viene in Italia, a Stresa, e ritorna l’anno successivo con la nipote di Carmela, Kristen Sybrant, stabilendo un rapporto tra i Bamberga di Erie (Pennsylvania) e di Bergamo.

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In questa vecchia foto ecco il più giovane Bamberga, Vittorio, che nel 1927 aveva 35 anni; gli altri: Nicola, anni 42, forse era in Ohio, e Alfonso, anni 40, forse era temporaneamente in Italia.
Vittorio sposerà Anna Di Monaco (1915) e avrà John Antony (1916 – padre di Victor), Carmela (1921 – mamma di Richard e Sara (Sybrant) e nonna di Kristen, Matthew e Michael) e Garneta (1931 – mamma di John)

adelmina-e-nick-sx-e-felicita-dxE qui la moglie di Alfonso, Adelmina Difilippo, con i primi 2 figli Nicola (Nick) e Felicita (Phyllis), ripresi nello stesso periodo, in Erie (Pennsylvania) . Rientreranno per un periodo in Italia dove nascerà il terzo figlio Edgardo. I figli:
Nick sposerà Lois Curtis e sarà padre di Connie (sposata Natale).
Felicita sposerà Eddie Paulinsky e avrà Sandy, Judi e Randy.
Edgardo vivrà a Roma e avrà 2 figli: Roberto ed Elvira (sposata Sciaranghella).

2 thoughts on “Flash su di uno strano cognome… nel fluire della Storia.

  1. E’ intrigante………chissà se il nome a Cesare fu una casualità o se Zia Candida e Zio Nardo avevano avuto una “folgorazione”……….
    Complimenti per la passione e per i risultati !

  2. Bellissimo questo intrecciarsi della Grande Storia con la piccola ma intensa storia dei Bamberga!!! Una ricerca profonda per gli eventi nazionali e straordinaria per i particolari generazionali. Complimenti!!

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