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I Mille anni del Duomo

"Ciò che distingue il Duomo da tutte le altre chiese è la Cattedra del vescovo, situata in posizione prominente..."
Ma quanta vita ha visto, questo, scorrere nei suoi dintorni... e quante guerre ha dovuto superare indenne per giungere alla nostra vista. Era il maggio del 2012 quando la città ha voluto celebrare quella specialissima ricorrenza, ricordando al mondo che tra le sue pietre è custodita la salma di Enrico II, dell'unico Imperatore santo della storia, e di Santa Cunegonda, protettrice della città, che di quelle mura ha assicurato la stabilità per un millennio... e oltre.E di quella incredibile ricorrenza ha voluto rendere testimonianza anche un grande Papa, Benedetto XVI, e con una sua lettera ricordare l'importanza che nella storia del Cattolicesimo ha rivestito l'enclave di Bamberga.

..a Bamberga anche Plinio il Vecchio…

Per i ricercatori delle antiche opere, questa non è certo una notizia ma per i più risulterà un poco "strano" se, cercando su internet del materiale relativo al grande scrittore romano, vedere apparire anche il nome della splendida città germanica. Vero è che l'antico grande personaggio nei libri dal III al VI aveva effettuato un excursus geografico enorme (nel quale veniva descritto anche il territorio di Bergamo) ma, pur riportando tanti altri autori, non avrebbe potuto andare molto oltre i limiti dell'Impero Romano del I secolo.
Ma certo si potrà venire a sapere che:
"La trasmissione dell’imponente opera Naturalis Historia di Plinio il Vecchio è affidata, per quello che riguarda la tradizione più antica, a pochi manoscritti conservati in porzioni frammentarie. Dei 37 libri in cui è organizzata l’opera, il numero di manoscritti restanti è di circa 200 e, di questi, la parte più interessante e tra le più vecchie è quella conservata a Bamberga nella Staatsbibliothek e contenente i libri dal XXXII al XXXVII".
Plinio il Vecchio (Caio Plinio Secondo), nato a Como (Novum Comum) il 23 d. C., giunse giovanissimo a Roma, dove iniziò il suo cursus honorum. Ufficiale di cavalleria in Germania, procuratore nella Gallia Narbonese, e poi in Africa, nella Spagna Tarraconese, nella Gallia Belgica, diviene nel 69 d. C. procuratore imperiale a Roma, un altissimo ufficio che lo metteva in continuo contatto con Vespasiano, prefetto della flotta di Miseno. Nella Prefazione della Naturalis Historia, la sua opera più nota (e l’unica a noi giunta) troviamo infatti la dedica a Tito (39-81 d.C.), figlio di Vespasiano.
L’organizzazione dello sterminato materiale dei 37 libri della Naturalis Historia segue un criterio per materie in accordo con quella che era la concezione della scienza a Roma.
L’opera, risultata infine veramente enciclopedica, è una miniera di notizie: dopo il Proemio e l’Indice (libro I), la cosmogonia (libro II), la geografia (libri III-VI), l’antropologia (libro VII), la zoologia (libri VIII-XII), l’agricoltura e la botanica (libri XIII-XIX), la farmacia vegetale ed animale (libri XX-XXXII), la geologia e la metallurgia (libri XXXIII-XXXVII), con una digressione sull’arte antica. In essa, il principio espositivo va dal più importante al meno importante: nella sezione “animali” la suddivisione comincia dall’uomo, mentre in quella “metalli” il primo è l’oro, il secondo l’argento, ecc.

•  Verso la metà del III secolo, Solino realizza un riassunto delle parti geografiche.
•  All'inizio del IV secolo, i passaggi medici sono riuniti nella Medicina Plinii.
•  Nel Medioevo i lavori di Plinio acquisiscono grande stima e divulgazione.
•  All'inizio dell'VIII secolo, Beda detto il Venerabile risulta essere in possesso di un manoscritto completo di tutte le opere.
•  Nel IX secolo, Alcuino invia a Carlo Magno una copia dei primi libri e Dicuilo riunisce estratti delle pagine di Plinio per la sua Mensura orbis terrae.
•  Nel XI secolo, Roberto di Cricklade, Superiore del St Frideswide a Oxford, invia al re Enrico II un Defloratio, contenente nove volumi di selezioni dei manoscritti.
•  Dell’ XI secolo, fra i manoscritti più vecchi, anche il codex Vesontinus, dapprima conservato a Besançon e oggi sparso in tre città: Roma, Parigi e Leida (dove esiste anche una trascrizione del manoscritto totale).

Naturalis Historia”, libri XXXII-XXXVII, secondo quarto del IX sec.
Bamberga, Staatsbibliothek , ms. Class. 42.

Il Cavaliere di Bamberga

cavaliere solo testaIl Cavaliere di Bamberga (Bamberger Reiter), o Cavaliere di pietra (steinerner Reiter), è una famosa statua equestre che si trova nel Duomo di Bamberga. La statua fu realizzata probabilmente nella prima metà del XIII secolo (si pensa prima della seconda consacrazione della cattedrale nel 1237 avvenuta dopo un grosso incendio – la prima essendo avvenuta dopo la costruzione nel 1012) e la sua immagine si trova in molti libri di storia come rappresentazione della nobiltà della cavalleria medievale tedesca.

La statua, che si trova su una mensola che decora un pilastro del coro orientale, è a grandezza naturale e raffigura un cavaliere senza barba, con la corona, senza armi, il capo eretto, lo sguardo rivolto in avanti.

Si ipotizza che originariamente la statua fosse policroma.cavaliere a colori
L’identità del cavaliere ritratto è ancora oggi misteriosa: la presenza della corona e la posizione sul cavallo indicano che si tratta di un nobile di alto lignaggio, di un re e potrebbe essere Costantino I o Corrado III di Svevia, ma si pensa per somiglianza, a Federico II di Svevia; potrebbe anche essere uno dei re, oltretutto dichiarati santi, legati alla città di Bamberga come Stefano I d’Ungheria, cognato di Enrico II, e lo stesso Enrico II, sepolto nello stesso Duomo, che però, si reputa, essendo questi Imperatore sarebbe stato raffigurato con le Insegne Imperiali.
Alcuni pensano che la statua sia una rappresentazione simbolica di tutto il mondo. Il demone raffigurato sulla mensola a destra, sotto lo zoccolo del cavallo, rappresenta l’Aldilà, sopra c’è il mondo vegetale; poi c’è il mondo animale, poi l’uomo e, sopra, il baldacchino che rappresenta Gerusalemme, la città celeste, l’Universo.
Secondo altri autori, la figura che si trova sotto gli zoccoli anteriori sarebbe una delle tante rappresentazioni scultoree dell’”Uomo Verde” e la studiosa Kathleen Basford, nel suo saggio dedicato a tali figure, definisce questo Uomo Verde “la controparte oscura” del Cavaliere.
Nel 2004 lo storico del Medioevo Hannes Möhring, docente presso l’Università di Bayreuth, ha sostenuto l’ipotesi che il cavaliere disarmato con il mantello e la corona rappresenti il Messia che torna alla fine dei tempi, “il re dei re” di cui parla l’Apocalisse di San Giovanni.
Nell’epoca delle Crociate, la statua doveva ricordare ai credenti che i nemici del Cristianesimo, soprattutto i musulmani, potevano essere sconfitti veramente solo con la parola di Dio.
Durante la Prima guerra Mondiale gli Ulani del 1º Reggimento Reale Bavarese erano chiamati anche i Cavalieri di Bamberga, perché erano di stanza a Bamberga.
Durante il Terzo Reich il Cavaliere di Bamberga fu perfino utilizzato dai nazisti come simbolo ariano; il poeta tedesco Stefan George (1868-1933) scrisse una poesia su di lui poiché corrispondeva perfettamente al suo ideale di “impero segreto”:

Du Fremdester brichst noch als echter sproß   Tu, il più straniero, sorgi puro germoglio
Zur guten kehr aus deines volkes flanke.          Diritto dal fianco del tuo popolo.
Zeigt dieser dom dich nicht: herab vom roß     Questo duomo non ti mostra: a cavallo
Streitbar und stolz als königlicher franke!         Valente e fiero come un reale Franco!
Bist du leibhaft in der kemenat                          Tu pieno di vita sei nel Kemenat
Gemeißelt – nicht mehr Waibling oder Welfe    Scolpito – non più ghibellino né guelfo
Nur stiller künstler, der sein bestes tat.              Solo muto artefice che fa del suo meglio.
Versonnen wartend bis der himmel helfe.          Pensoso attendi l’aiuto del cielo.

e questa poesia di Stefan George ispirò Claus Schenk von Stauffenberg, l’ufficiale del 17º Reggimento Cavalleria (i “Cavalieri di Bamberga”) che organizzò l’attentato del 20 luglio 1944 contro Adolf Hitler e il successivo tentativo di colpo di Stato.

Il Cavaliere di Bamberga è uno dei simboli più famosi di Bamberga.
Il Festival del cortometraggio di Bamberga assegna ogni anno come premi ai vincitori delle sculture del Cavaliere di Bamberga in cioccolato massiccio e in ferro.
bollo2Nel 2003 le Poste Tedesche (Deutsche Post AG) lo hanno celebrato raffigurandolo su un francobollo della serie Sehenswürdigkeiten.
Nel 2005 è uscito il romanzo di ambientazione medioevale Die Nacht des steinernen Reiters (La notte del cavaliere di pietra) di Guido Dieckmann, che tratta dell’origine del Cavaliere.
E lo si ritrova anche in numerosi altri saggi e opere letterarie tedesche come per esempio in Heinz Gockel: Der Bamberger Reiter; Achim Hubel: Der Bamberger Reiter; Otto Spälter: Der vergessene Christus; Walter Hartleitner: Zur Polychromie der Bamberger Domskulptur; Berthold Hinz: Der Bamberger Reiter; Martin Warnke: Das Kunstwerk zwischen Wissenschaft und Weltanschauung; Achim Hubel: Kaiser Heinrich II.; Hannes Möhring: König der Könige; Stefan Schweizer: Unserer Weltanschauung sichtbaren Ausdruck geben; Wolfgang Ullrich: Der Bamberger Reiter und Uta von Naumburg; Otto Eberhardt: Der Bamberger Reiter als Endzeitkaiser.

Il nostro Cavaliere ha colpito nei secoli anche diversi artisti internazionali e tra gli scultori famosi il nostro Marino Marini (Pistoia 1901 – Viareggio 1980).
Tratto dal sito dello scultore: Le figure con cavallo e cavaliere di Marino Marini sono in parte ispirate alla misteriosa statua del Cavaliere di Bamberga. Gli artisti si sono sempre confrontati con l’iconografia equestre associandola all’eroicità e alla virtù; dal Cavaliere Rampin dell’arte greca arcaica, al Marco Aurelio del Campidoglio, al Luigi XIV del Bernini, gli esempi sono numerosi. Domare un cavallo equivale a controllare le pulsioni interiori. Il cavaliere di Bamberga è una statua equestre situata nel Duomo della città bavarese visitata da Marino nel 1934. Il Cavaliere, per ammissione dello stesso Marino, lo impressionò per l’appartenenza a un mondo lontano e fiabesco, per la sua costruzione classica e gli stessi gesti composti e l’incarnazione perfetta delle virtù della cavalleria medievale tedesca.

E questo storico Cavaliere possiede anche una particolarità: osservando attentamente il cavallo, si vede che è un cavallo ferrato. È una delle primissime rappresentazioni di ferro di cavallo realizzate nella storia.

…e del “Cavaliere di Bamberga” se ne parla sovente in trasmissioni di carattere culturale come quella, di cui qui un estratto, andata in onda recentemente su RAI5 ..

un “Don” molto… speciale

Don Ugo Bamberga ha “lasciato il segno”… a Maggiate e dintorni tutte le sue iniziative sono sempre state apprezzate e il suo carattere, fermo ma dolce, e i suoi insegnamenti di vita saranno a lungo menzionati.
Le parrocchie Unite di Maggiate hanno voluto ricordare il centenario della nascita di Don Ugo Bamberga (7 agosto 1922 – 7 agosto 2022), parroco di Maggiate Superiore per 63 anni con alcuni eventi comunitari. Una serata musicale nella chiesa parrocchiale, con una scelta di canti composti da don Ugo eseguiti con semplicità, da un gruppo di amici che hanno vissuto con lui l’esperienza del gruppo giovanile della IER ed intervallati da brevi commenti. Nell’accogliere i presenti all’iniziativa, don Antimo Okee ha voluto invitare a un ascolto nello spirito di una veglia di preghiera, mentre Gabriella Valsesia che ne ha curato l’introduzione, ha sottolineato come questi testi hanno segnato il percorso di tanti fedeli.

Ai tempi di Francesco Giuseppe I…

…quando cittadini di Bamberga costruirono un altro imperituro ricordo sul suolo italiano. Era il 1898. Lo stesso anno in cui i coniugi Curie scoprono “il radio” e Guglielmo Marconi brevetta “la radio”, l’anno in cui viene fondata la Federazione Italiana Giuoco Calcio ma anche quello in cui il Gen. Bava Beccaris usa i cannoni contro la folla che protesta a Milano. L’Imperatore dell’Impero Austro-Ungarico era Francesco Giuseppe I° (1867-1916) ed era in vigore la Triplice Alleanza fra Germania, Austria-Ungheria e Italia (20 maggio 1882), che era innanzitutto un trattato difensivo contro un eventuale attacco della Francia all’Italia o alla Germania e non faceva quindi cenno ai problemi esistenti tra l’Impero Asburgico e il Regno Italiano. Sulle montagne, da pochi decenni diventate “italiane”, si avventuravano gli alpinisti e appassionati di montagna del C.A.I., fondato nel 1863 ispirandosi ad analoghe associazioni esistenti in altri paesi europei come Austria, Svizzera e Inghilterra con l’Alpine Club di Londra. Sulle bellissime Dolomiti, allora Südtirol, era attivo il DOAV (Deutscher und Österreichischer Alpenverein) che era l’organizzazione alpinistica costituita nel 1873 (e scioltasi nel 1938 dopo l’Anschluss) in seguito alla fusione tra Deutscher Alpenverein (Club Alpino tedesco), dell’Österreichischer Alpenverein (Club Alpino austriaco) e dell’Associazione Alpinisti boemi tedeschi. E fu la sua sezione di Bamberga ad erigere, in muratura e con un’ampia veranda, al centro del gruppo Sella in un ampio e arido pianoro dall’aspetto lunare, uno dei primi rifugi sorti nelle dolomiti: la Capanna di Bamberga al Boè. Fu devastato nel corso della Prima Guerra mondiale ma nel 1921 passò, insieme ad altri 13 rifugi, alla SAT (Società Alpinisti Tridentini), che nel 1924 lo rese nuovamente agibile col nome di Rifugio Boè. Negli anni successivi il rifugio fu ampliato in più occasioni con l’aggiunta di vari corpi, in muratura e in legno. Vi transita il gettonatissimo “sentiero 627” (da non confondere con il 627 bergamasco della Val Cavallina)  che parte dalla funivia del Passo Pordoi. Bellissimi paesaggi quindi legati a quel nome… ma anche i canederli della nonna, la polenta e il formaggio fuso del “nostro” rifugio!!

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